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martedì 3 febbraio 2009
la famosa battaglia delle arance di ivrea


Sono duecento anni che si festeggia il Carnevale di Ivrea, cioè da quando nel 1800 sotto il governo napoleonico, fu consentito ad un cittadino di impersonare il Generale e di farsi aiutare da Ufficiali di Stato Maggiore, che indossavano il berretto frigio, simbolo della libertà professata dai Rivoluzionari Francesi. Ma fu quando il conte Ranieri di Biandrate, nel 1194 pretese di trascorrere la prima notte di nozze delle spose della città, con lui, che la figlia del mugnaio, Violetta, nascosto un coltello sotto il vestito da sposa, gli tagliò la testa e la portò come trofeo per tutta la città, scatenando una rivoluzione popolare che portò alla distruzione del Castello. Quest’insurrezione, ancora oggi è rappresentata dalla famosa Battaglia delle Arance. La particolarità del Carnevale di Ivrea sta proprio nel fatto che durante i festeggiamenti, scoppia una battaglia tra tutti i cittadini a colpi di arance.
Lo scontro si svolge nelle piazze del centro, ci sono le squadre degli aranceri, che rappresentano il popolo, che vanno a piedi e sono costituiti da quasi tremila tiratori di arance. Essi fanno parte di nove squadre: Scacchi, Asso di Picche, Morte, Tuchìni Arduini, Diavoli, Mercenari, Credendari, e Pantere, tutte agghindate di costumi variopinti imbottiti e con i caschi e tutte contro le guardie del tiranno, che si trovano sui carri, dove saranno colpiti dalle arance, che rappresentano le munizioni.
L’apertura del Carnevale avviene il giorno dell’Epifania con la presentazione del nuovo Generale. Nelle due domeniche successive, c’è la presentazione del popolo, detta l’alzata degli Abbà. Il giovedì grasso il Sindaco consegna la fascia tricolore al Generale, che assume i pieni poteri e si legge il proclama dal Balcone. La giornata termina con il Ballo in maschera.
Il sabato grasso un’enorme folla partecipa all’apparizione della Mugnaia, e il corteo storico sfila per le strade. La Domenica, dopo che il Podestà getta una pietra nel fiume, come monito per tutti i tiranni, nel pomeriggio inizia l’attesissima battaglia delle arance, che continua anche il lunedì e termina il Martedì grasso con la premiazione. La manifestazione termina con il cenone di Carnevale. Il giorno dopo, il mercoledì delle ceneri, il Generale, la mugnaia e il corteo distribuiscono a tutta la popolazione un piatto di polenta e merluzzo per indicare che la festa è finita.
IL CARNEVALE DI IVREA
La tradizionale battaglia delle arance trova le sue radici intorno alla metà dell'ottocento. Addirittura ancora prima, nel Medioevo, erano i fagioli i protagonisti della battaglia.
Si racconta infatti che due volte all'anno il feudatario donasse una pignatta di fagioli alle famiglie povere e queste , per disprezzo, gettassero i fagioli per le strade.
Intorno agli anni trenta e sessanta del secolo scorso, insieme a coriandoli, confetti e fiori, le ragazze lanciavano dai balconi, mirando le carrozze del corteo carnevalesco, qualche arancia.
Dalle carrozze si iniziò a rispondere scherzosamente a tono e a poco a poco, il gesto di omaggio si trasformò prima un duello, quindi in un vero e proprio testa a testa tra lanciatori dai balconi e lanciatori di strada. Solo dal secondo dopoguerra la battaglia assunse i connotati attuali seguendo regole ben precise.
Ancora oggi la battaglia si svolge nelle principali piazze della città, e vede impegnati equipaggi sui carri, simboleggianti le guardie del tiranno, contro le squadre degli aranceti a piedi, simboleggianti i popolani ribelli, costituite da centinaia di tiratori.
Senza dubbio è il momento più spettacolare della manifestazione che ben evidenzia la lotta per la libertà, simbolo del carnevale eporediese.
La MUGNAIA è il personaggio più importante, eletta l'eroina, simbolo della libertà conquistata dal popolo in rivolta, contro il tiranno feudale. All'epoca del marchese Raineri di Biandrate, la giovane novella sposa Violetta, si oppose con coraggio alle attenzioni del tiranno, che oltre a tasse e maltrattamenti aveva imposto alle giovani spose lo jus prime noctis.
Salita al castello la sera delle nozze, questa giovane giurò al marito TONIOTTO che non avrebbe accettato un simile ricatto. Estratto un pugnale dalle vesti, mozzò la testa del tiranno e la mostrò al popolo intero dagli spalti del castello.
Fu il segnale della rivolta.
Questa è una leggenda ambientata nell'alto medioevo, come tutte ha un fondo di verità.
Il GENERALE e gli ufficiali dello STATO MAGGIORE simboleggiano il servizio d'ordine fanno da seguito alla vezzosa Mugnaia.
I PIFFERI ed i TAMBURI suonano la colonna sonora del nostro carnevale da sempre ed emozionano eporediesi e non con le loro note che si diffondono nei rioni cittadini
by andreaceleste