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martedì 24 febbraio 2009

Multitasking, l’arte di complicarsi la vita

Il tentativo è illusorio e impossibile da raggiungere poiché in natura non esiste ancora un cervello che sia in grado di svolgere più attività simultaneamente e con il massimo dei risultati, ma soprattutto senza stress.


Si chiama multitasking - concetto mutuato dall’informatica per identificare la capacità di un sistema di eseguire più programmi contestualmente – ma si pronuncia sindrome da interruzione continua provocata dall’uso multiplo di tecnologie digitali. Più semplicemente è la tendenza schizofrenica di chi oggi vive completamente immerso nell’ecosistema tecnologico, seguendo e gestendo più strumenti comunicativi, sommerso da una quantità di dati, informazioni e stimoli.

Multitasking è parlare al telefono mentre si inviano email e si ascolta musica; guidare mentre si parla al cellulare e si prendono appunti; inviare sms mentre si cucina; truccarsi mentre si parla al telefono. Insomma, è multitasking tutto ciò che porta ad interrompersi di continuo per passare rapidamente da un’azione all’altra; è fare più cose allo stesso tempo. Da questi pochi esempi non è difficile dedurre che più o meno tutti pratichiamo qualche forma di multitasking. Però, chi pensa che tutto ciò sia un segnale di efficienza e di abilità dovrà ricredersi.

Il multitasking “è come giocare a tennis con tre palle” dice lo psichiatra Edward M. Hallowell. Il concetto è chiaro. Il superlavoro cui sottoponiamo il nostro cervello è davvero notevole come gli effetti deleteri cui si va incontro perchè spostare l’attenzione da un compito all’altro pregiudica la concentrazione attenzionale e percettiva, l’apprendimento e l’acquisizione di una conoscenza approfondita, peggiora le performance intellettive, riduce la produttività, rende meno pronti e incide sull’ umore. Inoltre, molteplici attività in contemporanea creano soltanto l’illusione di saper fare tante cose insieme e soprattutto non fanno sicuramente guadagnare tempo.

Studi del Massachusetts Institute of Technology (Mit) di Cambridge e alcuni esperimenti condotti dalla Michigan University e dal Federla Aviation Administration, spiegano che è molto difficile svolgere in simultanea due attività perché il cervello non prende in considerazione la seconda se non dopo aver assolto del tutto alla prima, e che l’interruzione di attenzione da un compito ad un altro ha implicazioni nelle performance professionali. E, se da una parte il multitasking comporta una capacità di elaborazione più veloce e flessibile delle informazioni, dall’altra inibisce i processi di formazione della memoria a lungo termine.

Maurizio Torretti







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