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martedì 18 novembre 2014
ACQUA MIRACOLOSA DI SANTA BEATRICE A FERRARA
FERRARA - MONASTERO DI S.ANTONIO IN POLESINE

Tutto ebbe luogo proprio in questo monastero di monache benedettine, fondato nel XIII secolo da Santa Beatrice.
Questa fanciulla nacque nel 1226 nel castello di Calaone. Alla tenera età di 7 anni però, perse sua madre, ma suo padre, Azzo, si risposò. Questa nuova figura genitoriale però, contro le comuni aspettative, era molto affettuosa, e profondamente devota al cristianesimo. Riuscì anche a trasmettere a Beatrice la vocazione così intensamente, che divenne monaca molto giovane contro il volere del resto della famiglia. Riuscì a raccogliere attorno a sé altre fanciulle devote e il Papa Alessandro IV, che non poteva ignorare questa luce divina, le conferì la regola di San Benedetto. Così con le sue seguaci si trasferì nel monastero, per vivere nella fede. Ma Beatrice purtroppo non visse abbastanza a lungo per godere di tale vita.
Un grande male la colpì, facendola morire a soli 36 anni.
Il corpo venne minuziosamente lavato e l’acqua non fu gettata ma conservata e distribuita ai fedeli che disperati per il triste evento reclamavano qualcosa della monaca prima della sepoltura. Nessuno si sarebbe mai aspettato che, proprio da quell’acqua, vennero operati numerosi miracoli. L'evento si diffuse a macchia d'olio, e numerosissime furono le rinnovate visite e richieste che portarono le monache a ripetere il lavaggio. Tutto ciò fino al 1512, quando ciò che restava della Santa si sgretolò definitivamente. Le ossa, o quel che avanzava, vennero raccolte in un’urna deposta dentro un’arca ricca di gemme e ori. Ma accadde un altro fatto miracoloso.
L’arca iniziò a produrre a sua volta una condensa, raccolta minuziosamente. Ogni anno, fino ai giorni nostri, l’evento si ripete per 5 mesi l’anno (da novembre a marzo), e il liquido prodigioso raccolto viene donato ai fedeli. Il fatto è sorprendente, perché il resto dell’ambiente è asciutto e non vi sono crepe o scanalature. Vi si arriva a raccogliere dai 5 ai 7 litri all'anno, e, cosa ancora più strana, l’acqua non ghiaccia nonostante vi siano temperature invernali sotto lo zero.
Per cercare di capire il suo comportamento dal punto di vista scientifico, l’acqua, detta “liquore” o “Lacrime della Beata”, venne analizzata nel 1935 dal Prof. Bragagnolo Giuseppe e da Elena Roi, e rianalizzata nel 1961 presso l’Istituto di Chimica dell’Università di Ferrara dove, a distanza di 26 anni, si ottennero gli stessi risultati del 1935. A Ferrara, presso il monastero di S. Antonio in Polesine, si conservano i documenti raccolti nel Libro del Catasto, e nella Busta numero 4 quelli riguardanti le grazie e i miracoli ottenuti per intercessione della Beata, con o senza uso del “liquore”.
Sarà effettivamente un miracolo?
L'acqua prodigiosa - GIORNALE DELL'ANTRO:
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Tutto ebbe luogo proprio in questo monastero di monache benedettine, fondato nel XIII secolo da Santa Beatrice.
Questa fanciulla nacque nel 1226 nel castello di Calaone. Alla tenera età di 7 anni però, perse sua madre, ma suo padre, Azzo, si risposò. Questa nuova figura genitoriale però, contro le comuni aspettative, era molto affettuosa, e profondamente devota al cristianesimo. Riuscì anche a trasmettere a Beatrice la vocazione così intensamente, che divenne monaca molto giovane contro il volere del resto della famiglia. Riuscì a raccogliere attorno a sé altre fanciulle devote e il Papa Alessandro IV, che non poteva ignorare questa luce divina, le conferì la regola di San Benedetto. Così con le sue seguaci si trasferì nel monastero, per vivere nella fede. Ma Beatrice purtroppo non visse abbastanza a lungo per godere di tale vita.
Un grande male la colpì, facendola morire a soli 36 anni.
Il corpo venne minuziosamente lavato e l’acqua non fu gettata ma conservata e distribuita ai fedeli che disperati per il triste evento reclamavano qualcosa della monaca prima della sepoltura. Nessuno si sarebbe mai aspettato che, proprio da quell’acqua, vennero operati numerosi miracoli. L'evento si diffuse a macchia d'olio, e numerosissime furono le rinnovate visite e richieste che portarono le monache a ripetere il lavaggio. Tutto ciò fino al 1512, quando ciò che restava della Santa si sgretolò definitivamente. Le ossa, o quel che avanzava, vennero raccolte in un’urna deposta dentro un’arca ricca di gemme e ori. Ma accadde un altro fatto miracoloso.
L’arca iniziò a produrre a sua volta una condensa, raccolta minuziosamente. Ogni anno, fino ai giorni nostri, l’evento si ripete per 5 mesi l’anno (da novembre a marzo), e il liquido prodigioso raccolto viene donato ai fedeli. Il fatto è sorprendente, perché il resto dell’ambiente è asciutto e non vi sono crepe o scanalature. Vi si arriva a raccogliere dai 5 ai 7 litri all'anno, e, cosa ancora più strana, l’acqua non ghiaccia nonostante vi siano temperature invernali sotto lo zero.
Per cercare di capire il suo comportamento dal punto di vista scientifico, l’acqua, detta “liquore” o “Lacrime della Beata”, venne analizzata nel 1935 dal Prof. Bragagnolo Giuseppe e da Elena Roi, e rianalizzata nel 1961 presso l’Istituto di Chimica dell’Università di Ferrara dove, a distanza di 26 anni, si ottennero gli stessi risultati del 1935. A Ferrara, presso il monastero di S. Antonio in Polesine, si conservano i documenti raccolti nel Libro del Catasto, e nella Busta numero 4 quelli riguardanti le grazie e i miracoli ottenuti per intercessione della Beata, con o senza uso del “liquore”.
Sarà effettivamente un miracolo?
L'acqua prodigiosa - GIORNALE DELL'ANTRO:
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